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Tria.gif (854 byte)  ATTUALITA / DIRITTI / Rassegna Sindacale n.38, 2 novembre 1999

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  Mobbing
Presentato 
un ddl
 
Mobbing
 
Presentato un disegno di legge
 
di Davide Orecchio
 
Meno di un anno fa l’Italia ha scoperto il mobbing. Una sequenza di inchieste e titoli di giornali, convegni, dibattiti, ricerche – innescata nel volgere di pochi mesi – conduce oggi alla presentazione di un disegno di legge, sotto il segno di un dialogo quasi sorprendente tra paese reale e paese legale. Curato da un gruppo di senatori della maggioranza, il ddl arriva in aula proprio in questi giorni e, se non ci saranno intoppi, dovrebbe essere discusso nei primi mesi del 2000, passare alla Camera in primavera per essere realizzato entro la fine della legislatura.
Come ci spiega uno dei suoi estensori, il senatore Giancarlo Tapparo (Ds), il provvedimento si ispira a una serie di iniziative internazionali: la legge svedese, innanzi tutto, e poi alcune determinazioni prese in Svizzera, Francia e Stati Uniti (dove, però, queste materie si possono affrontare solo in sede aziendale). Il mobbing, la violenza psicologica sul luogo di lavoro, è definito nei seguenti termini: «Gli atti vessatori, persecutori, le critiche e i maltrattamenti verbali esasperati, l'offesa alla dignità, la delegittimazione di immagine, anche di fronte a soggetti esterni all’impresa, ente o amministrazione - clienti, fornitori, consulenti -, comunque attuati da superiori, pari-grado, inferiori e datori di lavoro, per avere il carattere della violenza morale e delle persecuzioni psicologiche, devono mirare a discriminare, screditare o, comunque, danneggiare il lavoratore nella propria carriera, status, potere formale e informale, grado di influenza sugli altri. Alla stessa stregua vanno considerate la rimozione da incarichi, l’esclusione o immotivata marginalizzazione dalla normale comunicazione aziendale, la sottostima sistematica dei risultati, l’attribuzione di compiti molto al di sopra delle possibilità professionali o della condizione fisica e di salute». «La tutela – leggiamo ancora nel testo del ddl - si esplica per tutte le tipologie di lavoro, pubblico e privato, comprese le collaborazioni, indipendentemente dalla loro natura, mansione e grado, e riguarda qualsiasi lavoratrice e lavoratore».
Il ddl mette in risalto i due strumenti principali che devono accompagnare gli interventi contro il mobbing: la prevenzione e l’informazione, e con questo prende atto delle indicazioni emerse dal dibattito sul fenomeno. Pertanto si mettono nel conto «iniziative di informazione periodica verso i lavoratori» e, in particolare, il diritto a due ore di assemblea l’anno, fuori dell’orario di lavoro, dedicate espressamente alla discussione del tema. «Con questo – spiega ancora il senatore Tapparo – intendiamo favorire la comunicazione tra i dipendenti, dato che spesso il mobbing nasce dalla mancanza di relazioni. Inoltre una persona che abbia subito violenze potrebbe trovare il coraggio per denunciarle in questa più che in altre sedi. E’ chiaro, poi, che le assemblee devono avere anche una funzione formativa. Vi dovrebbero prendere parte sindacalisti ed esperti: psicologi, sociologi, assistenti sociali». Sembra sempre più evidente che il mobbing, una volta scatenato e in fase avanzata, è assai poco "rimediabile". E questo vale per tutti: aziende, sindacati, autorità. «Con questi fenomeni – prosegue Tapparo – non si può lavorare a valle. Occorre prevenire, intervenire prima che i danni psicofisici ed economici divengano irreparabili. Sì, certo, anche danni economici, perché il mobbing può generare rilevanti diseconomie di sistema».
Sul piano delle sanzioni e valutazioni dei costi il ddl è molto prudente, affidandone l’approfondimento al dibattito parlamentare. I provvedimenti disciplinari contro gli aggressori dovrebbero comunque attenersi a quanto previsto dalla contrattazione collettiva, mentre la questione della valutazione dei costi è ancora aperta: si tratta infatti di stabilire se il mobbing incida o no sul servizio sanitario nazionale, e in che misura; un capitolo sul quale gli imprenditori hanno fatto già sentire la loro voce, scandita dalla più prevedibile delle domande ("chi paga?").
Ogni dipendente, inoltre, al momento di firmare il contratto col datore di lavoro dovrebbe ricevere un documento informativo del ministero del Lavoro riguardo alla tutela dalle violenze morali e psicologiche, documento da affiggere anche nelle bacheche aziendali. L’aspetto preventivo dell’insieme di misure proposte dai senatori è dunque manifesto, e su di esso Tapparo auspica un impegno sempre più ampio da parte del mondo sindacale: «I sindacati hanno la possibilità di evolversi – sostiene il senatore – offrendo ai lavoratori, mediante il meccanismo della contrattazione, nuovi strumenti di conciliazione. E’ chiaro, poi, che al sindacato l’attività preventiva dovrebbe interessare molto, proprio per evitare situazioni limite cui sarebbe problematico porre rimedio. Mi riferisco a tutti quei casi di "mobbing orizzontale", ossia di aggressione tra dipendenti di pari livello, destinati a mettere in difficoltà il ruolo delle rappresentanze sindacali».
 
LINK
 
The Mobby Encyclopedia: il sito di Heinz Leymann, lo studioso che ha scoperto il mobbing
 
L’associazione Prima
 
Mobby, un gruppo di auto aiuto 
che offre sostegno morale alle vittime del mobbing
 
La legge svedese sul mobbing tradotta dalla Cgil
 
La pagina del Dgb dedicata al mobbing (in tedesco)
 
La pagina dell’Ig Metall sul mobbing (in tedesco)
 
Mobbing-Zentrale, un’associazione tedesca
 
 
 
 
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