Camerino, l'Università, i Betti
Pier Luigi Falaschi


Ugo Betti

 

La vicenda umana di Ugo Betti, della famiglia Betti, come quella di ogni camerte, intellettuale o operaio, partecipa in qualche modo del respiro universitario, s'interseca a più riprese con la vita della massima istituzione cittadina e ne è condizionata.
L'Ateneo, legato ad un'entità urbana di dimensioni presto conchiuse, crea un campo gravitazionale al quale nessuno del luogo è in grado di sottrarsi: da secoli dà lavoro, in modo diretto o indiretto, a quasi tutti i cittadini; per tutti costituisce l'istituzione più cara, più prestigiosa, più degna di essere difesa.
La presenza dell'Università, induce a qualunque livello una civiltà di valori e di relazioni altrove impensabile: nessuna città al mondo ha un rapporto più favorevole fra residenti e laureati; solo poche grosse città, e non tutte le capitali, possono battere Camerino per la ricchezza delle sue biblioteche e per la quantità di documenti storici conservati nei suoi archivi; qui lo studio costituisce l'impegno più diffuso e più apprezzato; la scala sociale è determinata solo dalle mete culturali raggiunte; tutti sono abituati a pensare in grande: scrivere e pubblicare tra i camerti è un lavoro tanto usuale come altrove recarsi in fabbrica; scrivono e pubblicano non solo le centinaia di docenti universitari per dar conto delle loro ricerche, o i molti preti letterati, ma chiunque altro abbia da comunicare qualcosa; le tipografie locali, dal '500 ai nostri giorni, hanno svolto sempre anche attività editrice, e ad esse si son rivolti gli stessi Betti, soprattutto all'inizio della loro attività pubblicista. Costoro, pure al vertice rarefatto e consapevole dell'aristocrazia intellettuale, non hanno mai giudicato velleitario l'impegno letterario ed artistico di tanti concittadini.
Ma a Camerino tutte le attività creative trovano cultori: il mezzadro improvvisa stornelli, il custode del cimitero fa poesia in vernacolo, il falegname si cimenta con la scultura, il barbiere è un ottimo pittore ritrattista, il sarto scrive satire, la dattilografa è drammaturga, il proto novellista, l'infermiera coreografa e regista, il decoratore è grafico d'avanguardia, il farmacista cura con eguale competenza tutte le arti figurative, il funzionario dell'Università elabora per quarant'anni un ponderoso testo di grammatica e sintassi latina.
L'Università apre alla città ogni manifestazione di rilievo: trattasi spesso di conferenze, seminari, convegni di livello internazionale; la città, dal canto suo, quando organizza attività culturali ha il livello imposto dalla sua massima istituzione: le sue manifestazioni, infatti, hanno come principali fruitori docenti e studenti universitari.
L'Università cosi, anche quando non promuove, non può non agevolare o attrarre ogni attività culturale cittadina; e il Comune continua a ritenere altra da sé l'Università solo sulla base del diverso ruolo e della diversa personalità giuridica. Ma è sufficiente una diversa struttura istituzionale a rendere autonomo il destino del Comune da quello dell'Università, quando entrambi si integrano vicendevolmente e sono stati unità indistinta anche sul piano istituzionale fino a qualche decennio addietro?
All'indomani dell'unificazione del Regno d'Italia, l'Università di Camerino fu riconosciuta come libera: il Comune allora non solo finanziò, come aveva già fatto nel passato, la massima istituzione culturale, ma guidò con grande responsabilità i suoi destini scientifici, provvedendo fra l'altro con un suo organo - il Consiglio comunale - alla nomina dei docenti incaricati, alla nomina dei commissari per i concorsi a cattedra e alla chiamata dei vincitori.
In questa Università comunale, che stranamente vide una fioritura forse irripetibile di scienziati e di umanisti, in particolare nella Facoltà di medicina che laureava in quegli anni il mitico Augusto Murri, troviamo Leopardo Betti, nonno di Ugo, professore di Patologia generale, eletto più volte alla carica di rettore. Una lapide di gusto ottocentesco nell'atrio che immette al piano nobile del palazzo ducale lo ricorda cosi:

Leopardo Betti 
fin dalla sua giovanile età 
lesse in questo patrio studio Patologia generale 
e la dottrina e le opere del grande Bufalini 
siffattamente esplicò in sette lustri di suo magistero 
da divenirne a giudizio dei dotti il più valido campione I pubblici e gravi incarichi con laude sostenne 
più volte fu rettore della Università
preside della Facoltà medico chirurgica e del Liceo ginnasio 
morì di anni LXIV nel MDCCCLXXVII
 i discepoli i colleghi i cittadini 
lo piansero quanto lo amarono.

I verbali del Consiglio comunale attestano che Leopardo Betti era conteso da altre Università, ma il Comune rimediava provvido elevando progressivamente il suo stipendio. Ogni professore veniva remunerato dall'esigente Comune per quel che valeva ... e gli stipendi erano estremamente differenziati.
Anche Tullio Betti, il padre di Ugo, medico, si laurea e si forma professionalmente all'Università di Camerino. Egli è già da alcuni anni direttore dell'Ospedale civile di Parma, quando è tempo che i suoi due figli, Emilio nato nel 1890 e Ugo del 1892, frequentino l'Università. Entrambi si iscrivono a Giurisprudenza, ma la scelta non può non cadere sul luogo dove la famiglia si è faticosamente riunita: l'opportunità di sostenere i nonni Mannucci residenti a Camerino, privati dal destino e dalla loro rigida educazione di una figlia ('La bella ragazza dall'abito di raso' della novella di Ugo Betti) aveva permesso solo da poco la ricomposizione del nucleo familiare.
Ma Emilio Betti, bruciata ogni tappa, nel 1917 si insedia di nuovo a Camerino dove intraprende l'insegnamento di materie romanistiche e di materie giuridiche professionali, secondo l'uso che non abbandonerà più e che lo farà essere insieme l'ultimo grande pandettista, ma anche il più poliedrico e completo giurista di questo secolo, sicuramente il giurista italiano con più vasta fama nel mondo e il più tradotto.
Emilio Betti non s'acquieta nell'Università del luogo natio: totalmente immerso nello studio, desidera vasti confronti, non sempre allora possibili nelle sedi non centrali, ricerca grandi contese teoriche; consumato dalla passione per la didattica, sente il bisogno di uditorii più vasti. Come sedi universitarie tocca successivamente Firenze, Milano, Roma, ma con Camerino il distacco non è mai definitivo: assolti gli impegni didattici rientra nella sua città dove si concentra per la stesura di molte delle sue opere. Qui vive con la madre, qui ha modo più che a Roma, dove entrambi i fratelli hanno acquistato case vicine, di ritrovarsi con Ugo nel ricordo nostalgico dell'infanzia e della giovinezza, qui ha modo di conoscere e sposare la compagna della sua vita, qui è frequentatore abituale della Biblioteca Valentiniana e di quella Giuridica, qui esige di tenere periodicamente conferenze per dar conto delle sue inesauribili ricerche, e lo scrivente, giovanissimo senza alcuna voce in capitolo, deve impegnarsi nell'opera di convincimento della Facoltà di giurisprudenza, lusingata - è vero - da tanta considerazione, ma non disponibile a modificare con facilità i piani di fuga settimanali.
A Camerino, infine, Emilio Betti, dopo che la morte gli avrà tolto Ugo, si sentirà spiritualmente a lui più vicino. Il rimpianto per il fratello più aitante, più vivo, più affrancato da una certa rusticità veteropaesana, più incline alle cose di questo mondo, non verrà mai meno e sarà reso più acuto da qualche passeggera nuvola di incomprensione, in tempo rimossa, indotta sul capo dei due fratelli. Il rimpianto si alimenterà della tenerezza riservata dal più maturo al più giovane, dal più austero al più 'birichino' (!).
Diversi in superficie, i due si somigliavano in modo impressionante, per la fermezza del carattere, per la fiducia nelle loro capacità, per combattività, per impegno di lavoro, per la convinzione di dover trasmettere agli altri un messaggio di fiducia, per la dolcezza sconfinata nell'amicizia e l'imprevedibile insorgenza di crucci e risentimenti.
Nel 1955 Emilio Betti, che aveva trattato con pari competenza varie discipline giuridiche (storia del diritto e diritto romano, teoria generale del diritto, diritto civile, diritto processuale civile, diritto internazionale) dando apporti fondamentali a ciascuna, che aveva scritto di filosofia, di storia, di letteratura, di politica, che aveva pubblicato uno studio basilare sull'interpretazione della legge e degli atti giuridici, dà alle stampe i due volumi di 'Teoria generale dell'interpretazione' un vero punto di arrivo per chi si è sforzato per tutta la vita di superare le angustie della specializzazione.
La teoria ermeneutica è studiata per la prima volta come teoria che interessa tutte le 'scienze dello spirito'. L'opera approfondisce il problema epistemologico dell'intendere, il processo interpretativo e soprattutto la metodologia ermeneutica, individuando i tratti comuni e quelli differenziali che il metodo ermeneutico assume nei vari campi del sapere. Lo studio unitario consente di dare contributi importanti alle metodologie delle singole scienze.
I due volumi, che sono dedicati a Ugo e approfondiscono, fra l'altro, l'interpretazione drammatica, escono sotto il patrocinio dell'Istituto di Teoria dell'interpretazione delle Università di Roma e Camerino, istituti voluti dallo stesso Betti. L'istituto di Camerino è tuttora attivo e operante, e rappresenta un punto di riferimento per gli studi che vanno compiendosi sull'ermeneutica e su Emilio Betti, la cui fama continua a salire rapidamente negli anni di esplosione della semeiotica.
Emilio Betti, apprezzato universalmente come giurista, non mancò di sconcertare con la sua opera sull'ermeneutica: i suoi lettori abituali la giudicarono il frutto supremo e stravagante di un maestro eruditissimo, un frutto al di fuori del gusto, della comprensione e degli interessi di un giurista di formazione tradizionale; i cultori di filosofia, di linguistica, di letteratura, di storia delle arti ignorarono la produzione di un uomo noto unicamente come giurista.
11 31 marzo 1959, nell'Aula magna dell'Università, Emilio Betti, invitato da un'associazione studentesca cattolica (C.T.G.), nel corso di una conferenza rimasta memorabile esaminava l'opera di Ugo Betti, con un'analisi critica di grande obiettività ed acume. Sua preoccupazione maggiore fu quella di illustrare l'unitarietà dell'opera. di Ugo, l'importanza morale dei contenuti, il valore autonomo delle liriche, delle novelle, del romanzo, delle 'prose morali e civili', produzione tutta esaminata dai critici solo in funzione del teatro e talora ritenuta mera esercitazione per la stesura dei drammi.



Emilio Betti

L'8 giugno 1963 nell'Aula degli stemmi dell'Università, Emilio Betti, in occasione del decennale della morte di Ugo, riparando tempestivamente alla dimenticanza dell'Amministrazione comunale del tempo, commemorava il fratello dedicando attenzione alla lirica e suggerendo fra l'altro criteri interessanti di catalogazione.
I testi delle due conferenze restano tra le carte inedite di Emilio Betti, il suo perfezionismo divenne esasperato quando si trattò di parlare della poetica di Ugo.
Nell'agosto 1968 Emilio Betti moriva nella sua casa di Camorciano di Camerino, addolorato per lo smantellamento dell'istituto di Teoria dell'interpretazione di Roma e per la scarsa divulgazione delle opere del fratello. Nel cimitero cittadino pochi metri separano la sua tomba da quella di Ugo. Né Ugo, né Emilio hanno lasciato figli. Qualcuno ha detto, e non a torto, che la famiglia Betti, da secoli stanziata a Camerino, ha chiuso con loro in bellezza.


* Da Ugo Betti nel trentesimo anniversario della sua scomparsa (1892-1952), Camerino, 1983


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