
Ugo Betti
La vicenda umana di
Ugo Betti, della famiglia Betti, come quella di ogni camerte,
intellettuale o operaio, partecipa in qualche modo del respiro
universitario, s'interseca a più riprese con la vita della
massima istituzione cittadina e ne è condizionata.
L'Ateneo, legato ad un'entità urbana di dimensioni presto
conchiuse, crea un campo gravitazionale al quale nessuno del luogo
è in grado di sottrarsi: da secoli dà lavoro, in
modo diretto o indiretto, a quasi tutti i cittadini; per tutti
costituisce l'istituzione più cara, più prestigiosa,
più degna di essere difesa.
La presenza dell'Università, induce a qualunque livello
una civiltà di valori e di relazioni altrove impensabile:
nessuna città al mondo ha un rapporto più favorevole
fra residenti e laureati; solo poche grosse città, e non
tutte le capitali, possono battere Camerino per la ricchezza delle
sue biblioteche e per la quantità di documenti storici
conservati nei suoi archivi; qui lo studio costituisce l'impegno
più diffuso e più apprezzato; la scala sociale è
determinata solo dalle mete culturali raggiunte; tutti sono abituati
a pensare in grande: scrivere e pubblicare tra i camerti è
un lavoro tanto usuale come altrove recarsi in fabbrica; scrivono
e pubblicano non solo le centinaia di docenti universitari per
dar conto delle loro ricerche, o i molti preti letterati, ma chiunque
altro abbia da comunicare qualcosa; le tipografie locali, dal
'500 ai nostri giorni, hanno svolto sempre anche attività
editrice, e ad esse si son rivolti gli stessi Betti, soprattutto
all'inizio della loro attività pubblicista. Costoro, pure
al vertice rarefatto e consapevole dell'aristocrazia intellettuale,
non hanno mai giudicato velleitario l'impegno letterario ed artistico
di tanti concittadini.
Ma a Camerino tutte le attività creative trovano cultori:
il mezzadro improvvisa stornelli, il custode del cimitero fa poesia
in vernacolo, il falegname si cimenta con la scultura, il barbiere
è un ottimo pittore ritrattista, il sarto scrive satire,
la dattilografa è drammaturga, il proto novellista, l'infermiera
coreografa e regista, il decoratore è grafico d'avanguardia,
il farmacista cura con eguale competenza tutte le arti figurative,
il funzionario dell'Università elabora per quarant'anni
un ponderoso testo di grammatica e sintassi latina.
L'Università apre alla città ogni manifestazione
di rilievo: trattasi spesso di conferenze, seminari, convegni
di livello internazionale; la città, dal canto suo, quando
organizza attività culturali ha il livello imposto dalla
sua massima istituzione: le sue manifestazioni, infatti, hanno
come principali fruitori docenti e studenti universitari.
L'Università cosi, anche quando non promuove, non può
non agevolare o attrarre ogni attività culturale cittadina;
e il Comune continua a ritenere altra da sé l'Università
solo sulla base del diverso ruolo e della diversa personalità
giuridica. Ma è sufficiente una diversa struttura istituzionale
a rendere autonomo il destino del Comune da quello dell'Università,
quando entrambi si integrano vicendevolmente e sono stati unità
indistinta anche sul piano istituzionale fino a qualche decennio
addietro?
All'indomani dell'unificazione del Regno d'Italia, l'Università
di Camerino fu riconosciuta come libera: il Comune allora non
solo finanziò, come aveva già fatto nel passato,
la massima istituzione culturale, ma guidò con grande responsabilità
i suoi destini scientifici, provvedendo fra l'altro con un suo
organo - il Consiglio comunale - alla nomina dei docenti incaricati,
alla nomina dei commissari per i concorsi a cattedra e alla chiamata
dei vincitori.
In questa Università comunale, che stranamente vide una
fioritura forse irripetibile di scienziati e di umanisti, in particolare
nella Facoltà di medicina che laureava in quegli anni il
mitico Augusto Murri, troviamo Leopardo Betti, nonno di Ugo, professore
di Patologia generale, eletto più volte alla carica di
rettore. Una lapide di gusto ottocentesco nell'atrio che immette
al piano nobile del palazzo ducale lo ricorda cosi:
Leopardo Betti
fin dalla sua giovanile età
lesse in
questo patrio studio Patologia generale
e la dottrina e le opere
del grande Bufalini
siffattamente esplicò in sette lustri
di suo magistero
da divenirne a giudizio dei dotti il più
valido campione I pubblici e gravi incarichi con laude sostenne
più volte fu rettore della Università
preside
della Facoltà medico chirurgica e del Liceo ginnasio
morì di anni LXIV nel MDCCCLXXVII
i discepoli i colleghi
i cittadini
lo piansero quanto lo amarono.
I verbali del Consiglio comunale attestano che Leopardo Betti
era conteso da altre Università, ma il Comune rimediava
provvido elevando progressivamente il suo stipendio. Ogni professore
veniva remunerato dall'esigente Comune per quel che valeva ...
e gli stipendi erano estremamente differenziati.
Anche Tullio Betti, il padre di Ugo, medico, si laurea e si forma
professionalmente all'Università di Camerino. Egli è
già da alcuni anni direttore dell'Ospedale civile di Parma,
quando è tempo che i suoi due figli, Emilio nato nel 1890
e Ugo del 1892, frequentino l'Università. Entrambi si iscrivono
a Giurisprudenza, ma la scelta non può non cadere sul luogo
dove la famiglia si è faticosamente riunita: l'opportunità
di sostenere i nonni Mannucci residenti a Camerino, privati dal
destino e dalla loro rigida educazione di una figlia ('La bella
ragazza dall'abito di raso' della novella di Ugo Betti) aveva
permesso solo da poco la ricomposizione del nucleo familiare.
Ma Emilio Betti, bruciata ogni tappa, nel 1917 si insedia di nuovo
a Camerino dove intraprende l'insegnamento di materie romanistiche
e di materie giuridiche professionali, secondo l'uso che non abbandonerà
più e che lo farà essere insieme l'ultimo grande
pandettista, ma anche il più poliedrico e completo giurista
di questo secolo, sicuramente il giurista italiano con più
vasta fama nel mondo e il più tradotto.
Emilio Betti non s'acquieta nell'Università del luogo natio:
totalmente immerso nello studio, desidera vasti confronti,
non sempre allora possibili nelle sedi non centrali, ricerca grandi
contese teoriche; consumato dalla passione per la didattica, sente
il bisogno di uditorii più vasti. Come sedi universitarie
tocca successivamente Firenze, Milano, Roma, ma con Camerino il
distacco non è mai definitivo: assolti gli impegni didattici
rientra nella sua città dove si concentra per la stesura
di molte delle sue opere. Qui vive con la madre, qui ha modo più
che a Roma, dove entrambi i fratelli hanno acquistato case vicine,
di ritrovarsi con Ugo nel ricordo nostalgico dell'infanzia e della
giovinezza, qui ha modo di conoscere e sposare la compagna della
sua vita, qui è frequentatore abituale della Biblioteca
Valentiniana e di quella Giuridica, qui esige di tenere periodicamente
conferenze per dar conto delle sue inesauribili ricerche, e lo
scrivente, giovanissimo senza alcuna voce in capitolo, deve impegnarsi
nell'opera di convincimento della Facoltà di giurisprudenza,
lusingata - è vero - da tanta considerazione, ma non disponibile
a modificare con facilità i piani di fuga settimanali.
A Camerino, infine, Emilio Betti, dopo che la morte gli avrà
tolto Ugo, si sentirà spiritualmente a lui più vicino.
Il rimpianto per il fratello più aitante, più vivo,
più affrancato da una certa rusticità veteropaesana,
più incline alle cose di questo mondo, non verrà
mai meno e sarà reso più acuto da qualche passeggera
nuvola di incomprensione, in tempo rimossa, indotta sul capo dei
due fratelli. Il rimpianto si alimenterà della tenerezza
riservata dal più maturo al più giovane, dal più
austero al più 'birichino' (!).
Diversi in superficie, i due si somigliavano in modo impressionante,
per la fermezza del carattere, per la fiducia nelle loro capacità,
per combattività, per impegno di lavoro, per la convinzione
di dover trasmettere agli altri un messaggio di fiducia, per la
dolcezza sconfinata nell'amicizia e l'imprevedibile insorgenza
di crucci e risentimenti.
Nel 1955 Emilio Betti, che aveva trattato con pari competenza
varie discipline giuridiche (storia del diritto e diritto romano,
teoria generale del diritto, diritto civile, diritto processuale
civile, diritto internazionale) dando apporti fondamentali a ciascuna,
che aveva scritto di filosofia, di storia, di letteratura, di
politica, che aveva pubblicato uno studio basilare sull'interpretazione
della legge e degli atti giuridici, dà alle stampe i due
volumi di 'Teoria generale dell'interpretazione' un vero punto
di arrivo per chi si è sforzato per tutta la vita di superare
le angustie della specializzazione.
La teoria ermeneutica è studiata per la prima volta come
teoria che interessa tutte le 'scienze dello spirito'. L'opera
approfondisce il problema epistemologico dell'intendere, il processo
interpretativo e soprattutto la metodologia ermeneutica, individuando
i tratti comuni e quelli differenziali che il metodo ermeneutico
assume nei vari campi del sapere. Lo studio unitario consente
di dare contributi importanti alle metodologie delle singole scienze.
I due volumi, che sono dedicati a Ugo e approfondiscono, fra l'altro,
l'interpretazione drammatica, escono sotto il patrocinio dell'Istituto
di Teoria dell'interpretazione delle Università di Roma
e Camerino, istituti voluti dallo stesso Betti. L'istituto di
Camerino è tuttora attivo e operante, e rappresenta un
punto di riferimento per gli studi che vanno compiendosi sull'ermeneutica
e su Emilio Betti, la cui fama continua a salire rapidamente negli
anni di esplosione della semeiotica.
Emilio Betti, apprezzato universalmente come giurista, non mancò
di sconcertare con la sua opera sull'ermeneutica: i suoi lettori
abituali la giudicarono il frutto supremo e stravagante di un
maestro eruditissimo, un frutto al di fuori del gusto, della comprensione
e degli interessi di un giurista di formazione tradizionale; i
cultori di filosofia, di linguistica, di letteratura, di storia
delle arti ignorarono la produzione di un uomo noto unicamente
come giurista.
11 31 marzo 1959, nell'Aula magna dell'Università, Emilio
Betti, invitato da un'associazione studentesca cattolica (C.T.G.),
nel corso di una conferenza rimasta memorabile esaminava l'opera
di Ugo Betti, con un'analisi critica di grande obiettività
ed acume. Sua preoccupazione maggiore fu quella di illustrare
l'unitarietà dell'opera. di Ugo, l'importanza morale dei
contenuti, il valore autonomo delle liriche, delle novelle, del
romanzo, delle 'prose morali e civili', produzione tutta esaminata
dai critici solo in funzione del teatro e talora ritenuta mera
esercitazione per la stesura dei drammi.

Emilio Betti
L'8 giugno 1963 nell'Aula degli stemmi dell'Università,
Emilio Betti, in occasione del decennale della morte di Ugo, riparando
tempestivamente alla dimenticanza dell'Amministrazione comunale
del tempo, commemorava il fratello dedicando attenzione alla lirica
e suggerendo fra l'altro criteri interessanti di catalogazione.
I testi delle due conferenze restano tra le carte inedite di Emilio
Betti, il suo perfezionismo divenne esasperato quando si trattò
di parlare della poetica di Ugo.
Nell'agosto 1968 Emilio Betti moriva nella sua casa di Camorciano
di Camerino, addolorato per lo smantellamento dell'istituto di
Teoria dell'interpretazione di Roma e per la scarsa divulgazione
delle opere del fratello. Nel cimitero cittadino pochi metri separano
la sua tomba da quella di Ugo. Né Ugo, né Emilio
hanno lasciato figli. Qualcuno ha detto, e non a torto, che la
famiglia Betti, da secoli stanziata a Camerino, ha chiuso con
loro in bellezza.
* Da Ugo Betti nel trentesimo anniversario della sua scomparsa
(1892-1952), Camerino, 1983